Confcommercio: a Pisa e provincia il commercio al dettaglio il più colpito dalla desertificazione commerciale
“La desertificazione commerciale è una vera emergenza del nostro paese, che fino ad oggi la politica non ha saputo e voluto affrontare alla radice con mezzi adeguati, cosa bisogna aspettare ancora dopo la chiusura di 111mila negozi di prossimità in Italia, di cui 300 nella sola Pisa?”. A questa domanda il direttore generale di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli auspica risposte, ma soprattutto “interventi concreti ed efficaci, perché non ci rassegneremo passivamente ad assistere alla chiusura delle attività di vicinato”.
“L’ultima indagine Confcommercio ci dice che l’88% degli italiani vuole vivere nei quartieri dove ci sono più negozi di prossimità e conferma nei numeri quanto sosteniamo da sempre, ovvero che i cittadini vogliono vivere dove ci sono negozi, la cui presenza ha un peso determinante sulla scelta della zona dove abitare. A Pisa e provincia, in un contesto economico complessivamente in salute, le difficoltà riguardano soprattutto il commercio al dettaglio, che nel 2024 ha perso 94 attività, con un bilancio particolarmente negativo per le attività ambulanti (56 in meno rispetto al 2023) e i bar (- 18)”.
“Un trend – prosegue Pieragnoli – che purtoppo conferma i dati pubblicati dall’Osservatorio Confcommercio su base decennale: sono infatti 304 i negozi al dettaglio chiusi nella sola città di Pisa dal 2012, il 24% in meno rispetto al 2012, con una media di 28 attività perse ogni anno. Preoccupante anche in questo caso il calo delle attività ambulanti (-38% dal 2012 al 2023), media e grande distribuzione (- 40%) e negozi di tessili, prodotti per la casa e ferramenta (- 36%), mentre aumentano alberghi e servizi di alloggio (+ 35%) e tiene la ristorazione (+ 10%)”
“Non possiamo essere lasciati soli ad affrontare il fenomeno della desertificazione. Un vero e proprio spettro che si sta aggirando nel nostro paese e che rischia concretamente di portare un futuro da incubo nelle nostre città e nei nostri borghi. Da almeno un decennio siamo soli a combattere contro le grandi piattaforme globali dell’online, che non pagano tasse e impoveriscono i nostri territorii. Il commercio di vicinato, contrariamente ad altre realtà produttive del nostro paese che possono contare su soldi statali, non riceve aiuti e sostegni e si trova a fare i conti quotidianamente con una imposizione fiscale eccessiva e una burocrazia inefficace e macchinosa. Di fronte alle liberalizzazioni selvagge e senza regole i negozi di prossimità affrontano una battaglia impari, a scapito dei servizi, della vivibilità, della sicurezza e dell’attrattività delle nostre città. Senza aiuti e sostegni concreti, le insegne delle nostre città sono destinate a spegnersi definitivamente e bisogna intervenire subito per invertire questa tendenza, prima che sia troppo tardi” conclude il direttore di Confcommercio Pisa.
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