Legalità e Tutela per lavoratori e imprese
Confcommercio Provincia di Pisa lancia un forte appello a tutte le imprese affinché prestino la massima attenzione nella scelta del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) da applicare. L’Associazione provinciale pisana invita tutte le aziende a orientarsi esclusivamente verso i CCNL siglati dalle organizzazioni sindacali dotate di comprovata rappresentatività nazionale, come quelli sottoscritti da Confcommercio stessa. Questi contratti rappresentano un riferimento certo e affidabile per la corretta e trasparente gestione dei rapporti di lavoro.
“È fondamentale che le imprese comprendano l’importanza strategica di adottare contratti collettivi stipulati da parti sociali realmente rappresentative,” dichiara Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Provincia di Pisa – “Scegliere un contratto ‘pirata’ significa non solo compromettere i diritti dei propri dipendenti – privandoli di una quattordicesima, di ferie adeguate, e di tutele essenziali in caso di malattia o necessità familiari – ma anche esporsi a contenziosi e a un’incertezza giuridica che può avere ripercussioni gravi sull’attività aziendale. I contratti sottoscritti da Confcommercio, frutto di un confronto costante e responsabile con le parti sociali, rappresentano la migliore garanzia di legalità, equità e stabilità per il mondo del lavoro. Il terziario di mercato in Italia coinvolge oltre 11 milioni di lavoratori, rappresentando il 46,7% del valore aggiunto e il 37,4% della produzione totale del Paese. Nonostante la sua importanza economica, il settore è caratterizzato da fenomeni di dumping salariale e concorrenza sleale, dovuti principalmente alla proliferazione di contratti collettivi nazionali poco o per nulla rappresentativi”.
La posizione di Confcommercio contro i cosiddetti “contratti pirata” si fonda su un principio chiaro e irrinunciabile: la validità e l’efficacia di un contratto collettivo, ai fini del riconoscimento dei benefici di legge, dipendono intrinsecamente dalla legittimità delle parti stipulanti. Solo i contratti firmati da soggetti sindacali maggiormente rappresentativi, quali Confcommercio, possono garantire diritti certi ai lavoratori e, al contempo, stabilità giuridica e competitività alle imprese.
Una recente ricerca di Adapt, associazione che analizza il mercato del lavoro, ha quantificato a danno dei lavoratori un divario retributivo annuo tra i 3.000 e i 4.000 euro, con una perdita di contribuzione che supera in alcuni casi i 1.500 euro annui. Tutto questo in presenza di una distorsione gravissima che crea dumping e mina la sostenibilità stessa delle imprese corrette che rispettano i contratti sottoscritti da Confcommercio e dai sindacati maggiori.
“Il fenomeno del dumping contrattuale, perpetrato attraverso l’applicazione di contratti collettivi non sottoscritti dalle sigle più rappresentative, genera una concorrenza sleale che danneggia tanto i lavoratori quanto le imprese virtuose” – aggiunge il direttore. I contratti “pirata”, privano i lavoratori di diritti e garanzie fondamentali, ma espongono anche le imprese che li applicano a rischi legali e sanzionatori, compromettendo la loro reputazione e la sostenibilità a lungo termine” – il direttore Pieragnoli.
Proprio sul tema Fipe Confcommercio ha presentato al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) il “Manuale sul dumping contrattuale nei pubblici esercizi”, uno strumento utile per fare chiarezza e contrastare una delle principali distorsioni del mercato del lavoro che riguarda da vicino le imprese del mondo della ristorazione.
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