Confcommercio “A rischio tutele per imprese e lavoratori”
“Quello dei cosiddetti ‘contratti-pirata’ è un fenomeno in aumento che rappresenta un rischio concreto per il benessere, la qualità del lavoro e la vita dei lavoratori, oltre a compromettere l’attività aziendale: per questo è importante che le imprese prestino la massima attenzionenella scelta del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) da applicare”.
Gli ultimi dati sul dumping contrattuale preoccupano il direttore generale di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli: “A Pisa e provincia l’utilizzo di contratti pirata riguarda l’1,71% dei dipendenti sul totale delle attività economiche, un dato tra i più alti tra le province toscane e di poco superiore alla media regionale (1,61%). Basti pensare che i cosiddetti ‘contratti pirata’ sono oltre 200 e riguardano in tutto il Paese circa 160mila dipendenti e oltre 21mila aziende. In Italia sono depositati presso il Cnel oltre 1.000 contratti collettivi nazionali di lavoro, ma solo una parte è sottoscritta da organizzazioni realmente rappresentative come il Ccnl Terziario, Distribuzione e Servizi firmato da Confcommercio, il più applicato in Italia con circa 2,5 milioni di addetti”.
“Abbiamo apprezzato le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha richiamato l’attenzione sul dumping contrattuale dopo l’indagine pubblicata da Confcommercio a livello nazionale. Stiamo parlando di un fenomeno in costante crescita soprattutto tra le micro-imprese, particolarmente diffuso nel terziario e nel turismo, settori strategici per l’economia e per l’occupazione. È fondamentale che le imprese sappiano che i contratti-pirata riducono significativamente diritti e tutele dei lavoratori, creano dumping salariale e normativo, incentivano concorrenza sleale e riducono la qualità dell’occupazione basandola, sostanzialmente, sul taglio delle condizioni di lavoro”.
“A titolo di esempio” prosegue Pieragnoli “i lavoratori a cui vengono applicati questi contratti si trovano con salari ridotti, fino a quasi 8mila euro di retribuzione annua lorda in meno rispetto al Ccnl Confcommercio, integrazioni per malattia o infortunio ridotte al 20-25% contro il 100% del contratto Confcommercio, meno ferie, permessi e scatti di anzianità, indennità ridotte o addirittura assenti, oltre ad esporre le imprese che li applicano a rischi legali e sanzionatori, compromettendo la loro reputazione e la sostenibilità a lungo termine”.
“A livello generale, il fenomeno del dumping contrattuale mina la produttività, indebolisce il tessuto imprenditoriale e frena la crescita del Paese. Per questo abbiamo richiamato maggiore attenzione su questo fenomeno da parte del Governo, richiedendo l’indicazione obbligatoria del codice identificativo dei CCNL, dalla misurazione della rappresentatività di sindacati e associazioni datoriali, oltre al rafforzamento della bilateralità come certificazione di qualità e dal necessario potenziamento degli strumenti di vigilanza e monitoraggio” conclude il direttore di Confcommercio Pisa.
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