“In un contesto in cui il sentiment degli imprenditori mostra una preoccupazione sempre più profonda, principalmente a causa delle ristrettezze economiche delle famiglie e all’aumento dei costi, in una condizione di redditi stabili, e dall’incertezza per l’andamento degli scenari internazionali, gli ultimi dati sulle stime del Pil provinciale sono quantomeno incoraggianti”.
Il direttore generale di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli commenta con moderata soddisfazione l’ultimo rapporto pubblicato dalla CGIA di Mestre, dove “le previsioni di crescita del Pil per il 2026 indicano una crescita dello 0,60%, con un aumento del 4% rispetto al 2019, ultimo anno pre-Covid. Un dato in linea con la media regionale e leggermente inferiore a quella nazionale che conferma la capacità di tenuta e resilienza del tessuto economico del territorio, trascinato dal comparto dei servizi rappresenta il 70% del valore aggiunto regionale e occupa oltre il 70% degli addetti, insieme al comparto dell’accoglienza e del turismo, fondamentali vettori di crescita e motore propulsore del sistema imprenditoriale pisano. Un settore con notevoli potenzialità di sviluppo che sarà ancor più decisivo nei prossimi anni, considerando che nell’ultimo anno le presenze turistiche sull’intero territorio provinciale sono cresciute del 4,8%”.
“Siamo in una fase di transizione dove a livello nazionale l’economia sembra aver superato la fase più critica, seppur ad andamento lento, con un futuro incerto a livello globale in un contesto condizionato dallo scenario internazionale che vede il perdurare dei conflitti in Medio Oriente e Ucraina e le crescenti tensioni sul continente americano ” l’analisi del direttore generale di Confcommercio Pisa.
“I consumi delle famiglie restano un importante punto di fragilità: è urgente affrontare il problema alla radice, restituendo potere d’acquisto alle famiglie, intervenendo su tasse, tariffe e costo del lavoro. In questo caso la Manovra del Governo ha almeno avviato un processo di riduzione della pressione fiscale, ma servono sicuramente scelte più coraggiose per rafforzare dei sostegni destinati a famiglie e imprese, in particolare dei settori più in sofferenza come il commercio al dettaglio. Su questo fronte rinnoviamo la richiesta di una vera legge d’emergenza a livello nazionale per arginare la desertificazione dei negozi di vicinato, con un piano che preveda una detassazione totale per 5 anni per le nuove aperture, decontribuzione sui contratti di lavoro e una semplificazione burocratica estrema”
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